Patologie, Psicofarmacologia, Riabilitazione

Uso dei nuovi antidepressivi e programmi psicoriabilitativi nella depressione

La depressione è la quarta condizione medica più invalidante nel mondo e si prevede che sarà seconda solo alla cardiopatia ischemica per quanto riguarda la disabilità nel 2020.

Comprende un gruppo eterogeneo di malattie caratterizzate da differenti gradi di tristezza associata ad alterazioni cognitive (sentimenti di colpa e di indegnità), neurovegetative (disturbi dell’appetito e del sonno) e psicomotorie (agitazione o rallentamento).

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) divide i disturbi dell’umore in:

  • disturbo depressivo maggiore (MDD), caratterizzato da uno o più episodi in cui l’individuo sperimenta un forte cambiamento nella sfera affettiva, cognitiva e nelle funzioni neurovegetative con un grado moderato, per almeno due settimane, con una diminuzione del livello di funzionamento rispetto alla condizione precedente;
  • disturbo depressivo persistente (DD), che consolida la diagnosi di depressione cronica e distimia. Tale disturbo è caratterizzato dalla persistenza dei sintomi per almeno due anni.

La sintomatologia comprende umore depresso per la maggior parte del giorno e due o più di questi sintomi:

  • poco o eccessivo appetito;
  • ipersonnia o insonnia;
  • scarsa energia o affaticamento;
  • scarsa autostima;
  • sentimenti di disperazione
  • disturbo disforico premestruale, che fa riferimento a episodi di alterazione dell’umore nei giorni che precedono il ciclo mestruale e che migliorano con l’insorgenza di quest’ultimo;
  • disturbo della disregolazione dell’umore dirompente, caratterizzato da irritabilità e frequenti episodi di discontrollo del comportamento in bambini sotto i 12 anni;
  • disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci;
  • disturbo depressivo causato da un’altra condizione medica;
  • categorie depressive non specificate.

Sono raccolte, nella categoria dei disordini depressivi specifici, le condizioni in cui gli episodi depressivi causano afflizione clinicamente significativa dell’individuo o compromettono aree importanti del funzionamento, come quella sociale e professionale, ma che non soddisfano completamente i criteri per i disturbi depressivi, come ad esempio:

      • episodi depressivi di breve durata (4-13 giorni);
      • episodi depressivi con sintomi insufficienti.

Inoltre, i sintomi che riguardano queste condizioni specifiche non possono essere attribuiti ad altre condizioni mediche o psichiatriche, a effetti di sostanze o a lutti. In tali condizioni è utilizzato anche il termine “disordine depressivo non altrimenti specificato”.

 

MODELLO COGNITIVO DELLA DEPRESSIONE di Beck et al. (1979)

Nel soggetto depresso sono presenti schemi negativi di pensiero su sé stessi, relativi al valore personale (non valgo niente, sono inadeguato), sul mondo (il mondo è ingiusto; la vita ce l’ha con me), sul futuro in termini di sfiducia e pensiero catastrofico (mai nulla cambierà, andrà sempre tutto male) [triade cognitiva della depressione].

La persona depressa, ad esempio, può non fare determinate cose per timore di non riuscirci; tende ad assumersi la responsabilità degli eventi negativi che si verificano nella sua vita, ma non di quelli positivi; pensa che la sua vita sia un fallimento; percepisce un senso di perdita ed impotenza rispetto alle esperienze passate e può valutare gli eventi della sua vita come inaccettabili e irreversibili, lasciando poco spazio alla speranza di poter riacquistare la serenità.

Oltre agli interventi farmacologici che intervengono sui meccanismi biochimici e neurofisiologici del sistema nervoso centrale è possibile intervenire con un trattamento psicoterapico ugualmente efficace, ma molto più utile nel prevenire le ricadute come dimostrato da evidenze scientifiche di studi di raffronto.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale lavora sulla modifica dei comportamenti della persona depressa e le cognizioni che sottendono il disturbo depressivo.  
CBT Clinic Center provvede alla presa in carico del paziente dal punto di vista farmacologico, psicoterapico e riabilitativo.

Di seguito si riporta l’intervento del Prof. Antonio D’Ambrosio al “Web-Pharma 2017 – Il futuro nel presente della clinica e della ricerca in psicofarmacologia” – Roma 9 giugno 2017.

 

 

LA RIABILITAZIONE DEL DEPRESSO

È possibile agire con programmi di attivazione comportamentale (Behavioral Activation), è orientata direttamente sul cambiamento del comportamento, stimolando comportamenti proattivi e piacevoli per i soggetti con depressione, per promuovere un maggior numero di stimoli gratificanti nell’ambiente (rinforzi positivi).
La teoria comportamentale afferma che la depressione si manifesta quando si tende ad evitare le normali attività, ad isolarsi e interrompere la routine di base e/o quando vengono a mancare le opportunità di rinforzo positive nell’ambiente. Si finisce bloccati in un ciclo di:

      • umore depresso;
      • attività ridotta;
      • alienazione.

La Behavioral Activation interrompe sistematicamente questo circolo vizioso, attivando i pazienti anche in presenza di umore depresso, quando la tendenza naturale delle persone è quella di isolarsi o di evitare di svolgere le attività di vita quotidiana.
Le sedute di Behavioral Activation consistono in un programma strutturato che aumenta il contatto con i rinforzi ambientali potenzialmente antidepressivi attraverso la pianificazione e la riduzione della frequenza dei comportamenti evitanti negativamente rinforzati.