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Protocolli Terapeutici

I trattamenti del CBTclinic Center srl

 

 

La visita psichiatrica è il primo momento valutativo, è utile per inquadrare il caso, estrae le informazioni necessarie per porre una diagnosi in vista del trattamento più idoneo e poi seguire adeguatamente l’evoluzione del quadro clinico del paziente. L’attività di valutazione deve tener conto oltre che degli aspetti psicologici, anche di quelli organici, in quanto essi sono strettamente interconnessi (molto spesso patologie organiche hanno manifestazioni psichiche, oppure patologie ad origine psicologica hanno ripercussioni somatiche: ad esempio, la fibromialgia, il disturbo del colon irritabile, ecc.). L’esame psichiatrico comprende l’anamnesi psichiatrica e la valutazione medica generale e dello stato mentale della persona. Esso considera non solo l’analisi della richiesta, ma anche la stima di quanto i sintomi riportati influenzino o interferiscano con il funzionamento globale dell’individuo (sociale, lavorativo, interpersonale). Inoltre, sono indagati gli eventi significativi attuali e passati e come il soggetto ha reagito ad essi per avere anche una prospettiva più ampia della sua personalità e della sua resilienza. Vengono riesaminate l’anamnesi psichiatrica, medica, sociale e di sviluppo pregressa, utile a verificare altri sintomi non riportati ed a considerare altre comorbilità psichiatriche o mediche.
Se il caso lo richiede, viene prescritta una terapia psicofarmacologica specifica e personalizzata che tiene conto di vari aspetti di predittività nella risposta . Particolare attenzione è fatta all’anamnesi farmacologica personale per evitare interazioni o intolleranze specifiche .
Nel nostro centro è possibile prenotare un test genetico predittivo della risposta psicofarmacologica per personalizzare al massimo il trattamento . Tale test informa sulla maggiore efficacia del soggetto ad un farmaco specifico, consigliando la minima dose utilizzabile e un minor rischio di effetti collaterali o avversi e le possibili interazioni con altri farmaci.
 
La Terapia Cognitivo – comportamentale (C.B.T. da Cognitive-Behavioral Therapy) è un approccio terapeutico per la cura dei disturbi mentali ed è effettuato da psichiatri e psicologi che hanno seguito un corso di specializzazione quadriennale specifico, nel nostro Centro è in uso dal 1983! Essa è:
  • a breve termine,
  • orientato allo scopo,
  • strutturato,
  • centrato sul qui ed ora,
  • attivo e collaborativo
  • utilizza una metodologia scientifica basata
  • sull’evidenza clinica (evidence-based).
Ha una durata temporalmente limitata ed è possibile una prima verifica dei risultati ottenuti già nei primi mesi di trattamento.
È orientato allo scopo e strutturato, poiché le sedute sono definite e il terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formula una diagnosi e un piano di trattamento e verifica di volta in volta i progressi in vista del raggiungimento di tali obiettivi.
È centrato sul “qui ed ora” poiché mira a risolvere i problemi attuali che limitano il funzionamento psico-sociale del soggetto ed il suo livello di realizzazione personale della persona.
È attivo e collaborativo perché valorizza la partecipazione attiva della persona coinvolta nel lavoro terapeutico.
La CBT è una psicoterapia fondata sull’evidenza e scientificamente fondata, ovvero esiste una grande quantità di dati di ricerca a sostegno della sua efficacia e della sua validità per un ampio numero di problemi di tipo clinico. Essa è utile per il trattamento di vari disturbi, tra cui ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico, ansia sociale, fobie specifiche (es. agorafobia, claustrofobia, fobia del volo ecc.), disturbo ossessivo – compulsivo, disturbi depressivi, disturbi del comportamento alimentare, disturbi della personalità, disturbo post-traumatico da stress, dipendenze comportamentali (es. ludopatie ecc.), disturbi di coppia e sessuali, disturbi del neuro-sviluppo (es autismo, ADHD, ecc.), psicosi (es. interventi precoci ecc.),disturbi comportamentali dell’anziano. La CBT è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma molto più utile nel prevenire le ricadute. La terapia cognitivo-comportamentale può essere utilizzata con persone di differenti livelli di istruzione e anche di varie età, dai bambini agli anziani. (Hofmann, S. G., Asnaani, A., Vonk, I. J. J., Sawyer, A. T., & Fang, A. (2012). The Efficacy of Cognitive Behavioral Therapy: A Review of Meta-analyses. Cognitive Therapy and Research, 36(5), 427–440.).
L’approccio cognitivo-comportamentale assume che pensieri, emozioni e comportamenti siano in stretta relazione: è l’interpretazione (cognitiva), dovuta al  nostro sistema di credenze e pensieri, di ciò che accade nella vita produce le nostre emozioni e genera i nostri comportamenti. Un modo disfunzionale di pensare e di interpretare ciò che ci accade può generare e mantenere la sofferenza psicologica.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (C.B.T.)  aiuta le persone ad identificare i pensieri e le credenze irrazionali che causano o mantengono il problema, cercando di metterli in discussione e sostituirli con pensieri maggiormente funzionali al loro benessere, questo si produce anche provando a modificare gradualmente gli stessi comportamenti patologici e la gestione delle proprie emozioni.
Quando le persone imparano a valutare ciò che accade in maniera più realistica ed adattiva, sperimentano un miglioramento del proprio stato emotivo e dei comportamenti ed una riduzione dei sintomi e della sofferenza psicologica. Tutte le varie tecniche derivano dalla psicologia sperimentale (psicologia dell’apprendimento)   e  per questo prevedono alcune fasi per mantenere il cambiamento ottenuto.
Prevede diverse fasi: assessment e valutazione comportamentale, fase di trattamento, verifiche di assessment in vari momenti del trattamento, follow up con valutazione a distanza dei benefici ottenuti con potenziamento e mantenimento del risultato.
Alle tecniche tradizionali cognitivo comportamentali nel nostro centro sono attuate anche le tecniche EMDR, in particolare nei disturbi post-traumatici.
 
La Terapia razionale emotiva comportamentale (REBT, ovvero Rational Emotive Behavior Therapy) è un tipo di terapia cognitivo comportamentale. Anche nella terapia razionale emotiva comportamentale REBT si ritiene che la sofferenza mentale derivi da “elaborazioni verbali esplicite, per quanto automatiche, che il soggetto si autoinfligge consapevolmente”. Il focus terapeutico, tuttavia, non è diretto su previsioni catastrofiche di eventi negativi ma su forme di “giudizio finale” dogmatico e paralizzante: “non deve/può succedere”, “non posso sopportarlo”, “sarà terribile”. L’analisi di tali schemi di pensieri irrazionali – aspetto centrale nella pratica della terapia razionale emotiva comportamentale REBT-, insieme all’attenzione focalizzata sulle difficoltà del paziente nel tollerare possibili “scenari negativi”, precorre la prospettiva moderna dell’accettazione degli stati mentali. Nella terapia razionale emotiva comportamentale REBT è definita la differenza tra credenze razionali e irrazionali, le diverse tipologie di credenze irrazionali (le “pretese”, la “terribilizzazione”, l’”intolleranza alla frustrazione” e la “valutazione globale del valore delle persone”) e il rapporto che intercorre tra loro. Alla base della terapia razionale emotiva comportamentale (REBT) vi sono anche principi filosofici una visione stoica di serena accettazione e sopportazione degli affanni della vita, insieme anche a una capacità epicurea di concedersi dei piaceri. L’assunto di base della terapia razionale emotiva comportamentale REBT è che pensiero ed emotività siano strettamente associati, agendo l’uno sull’altro in un rapporto circolare di causa ed effetto: i pensieri diventano sovente emozioni e le emozioni, in molte circostanze, diventano a loro volta pensieri, tanto da poter affermare che sotto certi aspetti siano essenzialmente la stessa cosa.  La tecnica della terapia razionale emotiva comportamentale REBT include l’attuazione del modello “ABC”, ovvero l’esplorazione dell’evento attivante, “A”; delle conseguenze emotive e comportamentali, “C”; e delle credenze ovvero i pensieri, “B” descrivendo – in maniera dettagliata e puntuale – le modalità di identificazione degli elementi che caratterizzano un evento problematico accaduto nella vita del cliente, le strategie necessarie al fine di una valutazione delle credenze disfunzionali e i principali errori in cui il terapeuta può incorrere. La terapia razionale emotiva comportamentale REBT modifica le credenze disfunzionali attraverso la disputa cognitiva (D) e la promozione di una risposta maggiormente funzionale/adattiva (E). La terapia razionale emotiva comportamentale REBT è una terapia molto “attiva” (che stimola e talvolta “sfida” il cliente a “sostituire” pensieri disfunzionali con pensieri maggiormente “adattivi”), tali dinamiche possono essere oggetto di continue oscillazioni e ridefinizioni. Nella terapia razionale emotiva comportamentale REBT la possibilità di affrontare le inevitabili difficoltà comportamentali ed emotive all’interno di un rapporto terapeutico orientato “fattivamente” al cambiamento, può favorire una progressiva riduzione dell’intensità emotiva attraverso una maggiore comprensione della vulnerabilità personale e lo sviluppo della capacità di tollerare i fallimenti.
 
L’assessment psicodiagnostico è un processo strutturato, che avvalendosi del colloquio e dei test psicologici, permette la conoscenza della persona e di ottenere informazioni sulla natura e l’entità della problematica presentata. L’assessment, quindi, è una valutazione globale del funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale della persona oltre che della sua personalità. Si basa su un’accurata raccolta di dati che permettono di conoscere la storia personale, le caratteristiche del problema presentato dalla persona, gli effetti che esso ha nella vita quotidiana. La diagnosi psicologica che si ottiene non si limita al riconoscimento ed alla classificazione dei sintomi o all’inquadramento di una patologia, ma si propone di giungere ad una comprensione psicologica che comprenda anche gli aspetti emotivi e cognitivi della persona. Tale percorso valutativo permette quindi di raccogliere informazioni e anche di prendere decisioni strategicamente orientate, fondamentali per l’efficacia del trattamento.
L’assessment psicodiagnostico consente, quindi, di individuare un profilo psicodiagnostico, ossia i punti deboli e di forza della persona, le sue capacità di coping, se è presente o meno sintomatologia psicopatologica, il profilo di personalità, che può servire a chi necessita di una valutazione per fini medico-legali, per una valutazione richiesta da un altro specialista, o perché la persona necessita di conoscere maggiormente il suo funzionamento e di lavorare sulle sue difficoltà. Durante il colloquio e tramite i test, si approfondiscono tutti gli aspetti rilevanti che permettono al clinico di formulare un’ipotesi diagnostica e le modalità di trattamento più adatte ed efficaci per il caso specifico. Tutto ciò viene spiegato al paziente durante un colloquio di “restituzione” durante il quale viene anche consegnata una relazione di quanto emerso dalla valutazione.
 
Cyberpsychotherapy (psicoterapia assistita dall’uso di metodologie informatiche). Riguarda l’utilizzo di tutte quelle metodologie informatiche che possono affiancare la pratica psicoterapica e riabilitativa in modo da aumentarne l’efficienza e l’efficacia.
In particolare, nel nostro centro associamo l’uso  della Realtà Virtuale (virtual reality:VR), in particolare, associata alle procedure di esposizione nel trattamento dei disturbi fobici, ossessivo-compulsivi, procedure riabilitative, ecc. Negli ultimi  stata applicata in diversi settori, quali: l’aeronautica, la chirurgia e la medicina riabilitativa.
La virtual reality è costituita dall’interazione in vari ambienti che, stimolando le capacità sensoriali di un essere umano, attraverso opportune interfacce digitali, riproducono artificialmente situazioni reali.
A livello cognitivo-emotivo l’utente non è più osservatore di un’esperienza, ma protagonista; non è più solo ricettore passivo di informazioni, ma ha la possibilità, con le proprie scelte, di definire l’esperienza soggettiva.
Quest’aspetto dell’esperienze è efficace, in particolare, in ambito riabilitativo, dove è necessario che il paziente ri-apprenda modalità di esecuzione e controllo di sequenze comportamentali complesse.
Inoltre, la Realtà Virtuale può essere considerata come un mezzo valido per favorire una positiva alleanza terapeutica o come tecnica di supporto per creare un’atmosfera nella quale il paziente si sentirà stabile e riuscirà, quindi, più facilmente, a gestire le crisi nel corso del trattamento.
Il nostro Centro dispone di un laboratorio di Cyberpsychotherapy presso l’Aeroporto di Capodichino per la  cura della fobia di volare, il protocollo standard è di sei sedute di trattamento (individuale o di gruppo), che permettono di superare il disturbo.
Analogamente presso il CBT clinic center di Via Solimena 8 attuiamo protocolli di trattamento specifici per:
  • Fobia delle altezze
  • Claustrofobia
  • Fobia di parlare in pubblico
  • Fobia dei temporali
  • Aracnofobia e fobia degli insetti
Inoltre possiamo predisporre programmi di trattamento individualizzati per varie fobie e disturbi ossessivi tramite la realtà aumentata.
 
La riabilitazione psichiatrica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità: «la riabilitazione psichiatrica si riferisce in modo ampio a quel campo di azioni ed interventi volti ad alleviare le menomazioni, le disabilità e gli handicap negli individui con disturbi mentali e migliorare, nei limiti del possibile, la qualità della loro vita» (La Barbera D., 2003).
L’obiettivo della riabilitazione è garantire a ciascun individuo la possibilità di utilizzare le abilità fisiche, emotive e sociali indispensabili per vivere nella comunità con il minimo sostegno possibile.
Il metodo riabilitativo si basa sia su quelli che possono essere degli addestramenti specifici che riguardano la persona, sia sul lavoro che nel suo ambiente socio-familiare. In alcuni casi è possibile far uso di programmi informatici di stimolazione cognitiva e relazionale (es. COGPACK), che nel nostro centro sono implementati in schermi ad alta definizione, in modo da rendere in modo verosimile gli scenari proposti.
Una prima fase analizza l’ambiente per valutare l’emergenza di problematiche eccessivamente stressanti per il soggetto, in particolar modo si cerca di evidenziare la presenza di circoli viziosi patogeni che finiscono per confermare le disfunzioni socio-relazionali e cognitive del soggetto (es. Psicosi, deficit cognitivi dell’anziano ecc.).
Appartengono a quest’ambito i programmi di attivazione comportamentale nei soggetti depressi o con gravi aspetti apatici, che hanno dimostrato una notevole efficacia terapeutica nei disturbi affettivi.
Successivamente si programma e si cerca di promuovere un’attività di graduale e progressiva  modifiche per far sì che lo stesso ambiente (es. la famiglia ecc.)  possa trasformarsi in rinforzatore positivo del soggetto, valorizzando le sue specifiche.
È data una grande importanza alla motivazione del soggetto con tecniche specifiche ( es. l’intervista motivazionale), infatti non è possibile procedere utilmente al cambiamento senza di essa.
Il programma terapeutico riabilitativo è sempre personalizzato e disegnato individualmente, nell’ambito del quadro socio-familiare di appartenenza.
La famiglia e/o i caregiver sono considerati elementi chiave nel trattamento e nel mantenimento dei risultati ottenuti, a tale proposito si considereranno eventuali attività  per migliorare la loro gestione del carico sociale,  dello stress quotidiano e di cattiva regolazione dell’emozionalità espressa.
E’ effettuato da professionisti laureati in Tecnica della riabilitazione psichiatrica con specifiche competenze comportamentali, in stretto rapporto con lo psichiatra che gestisce il caso.
Il programma deve essere condiviso e concordato con il soggetto,eventualmente, con la famiglia, allo scopo o di creare delle nuove abilità o di riavviare quelle residue o potenziali in modo tale che il paziente possa reinserirsi in maniera funzionalmente utile nel suo gruppo sociale.
Gli obiettivi prefissati devono sempre essere realistici e calibrati sulle effettive potenzialità e abilità di ogni paziente.
Il programma terapeutico riabilitativo riguarda sia la cura, che la prevenzione del disturbo e può prevedere anche un reinserimento sociale e lavorativo del soggetto, in collaborazione con eventuali agenzie preposte, ponendo come obiettivo l’autonomizzazione.
In questa ottica il centro CBT Clinic Center dispone di una serie di tecniche tese a promuovere la riabilitazione personale, sociale e professionale, allo scopo di migliorare la qualità della vita dei soggetti e delle rispettive famiglie.
 
La valutazione neuropsicologica o esame neuropsicologico è un processo di diagnosi volto a valutare il funzionamento cognitivo e l’efficienza mentale della persona, ossia il funzionamento di diversi domini cognitivi (memoria, prassie, linguaggio, attenzione, funzioni esecutive, ragionamento, linguaggio, intelligenza), attraverso appositi strumenti testistici validati. Essa ha lo scopo di contribuire alla diagnosi medica, monitorare, attraverso controlli ripetuti nel tempo, l’andamento della patologia e modulare il relativo trattamento farmacologico e/o riabilitativo cognitivo, valutandone l’efficacia. Essa, può essere richiesta spontaneamente dalla persona coinvolta, su invio di un altro specialista, o per richiesta dei familiari. Tale valutazione consiste in un colloquio anamnestico in cui si raccolgono le informazioni relative alla storia clinica passata e recente della persona, che permette al clinico di scegliere i test da somministrare in base alle funzioni cognitive da esplorare. L’esito delle prove è espresso in punteggi numerici, corretti per età e scolarità e comparati con i valori normativi al fine di valutare se la performance è assimilabile alla norma o se è patologica. Viene così delineato un profilo neuropsicologico che evidenzia l’integrità o la compromissione delle funzioni cognitive esplorate. La valutazione si conclude con il colloquio di “restituzione” in cui viene consegnata anche una relazione esplicativa dei test somministrati con la descrizione delle prestazioni del soggetto alle singole prove, con eventuale suggerimento di training riabilitativo cognitivo per la persona e/o un intervento psico-educativo per i familiari rispetto alla gestione della patologia, se presente, e agli aspetti ad essa correlati.
 
La riabilitazione cognitiva è un’efficace trattamento non farmacologico rivolto ai soggetti colpiti da demenze, Parkinson, ictus, traumi cranici e ai pazienti psicotici, quindi a pazienti con lesioni, patologie cerebrali o psicopatologia. Essa parte dal presupposto che il cervello ha proprietà plastiche (neuroplasticità cerebrale) che, stimolate, possono facilitare il raggiungimento di un certo grado di indipendenza e autonomia e favorire un maggiore benessere dell’individuo. L’intervento cognitivo, quindi, stimola le riserve neurali preesistenti o recluta circuiti compensatori che inducono la riorganizzazione neuroplastica.
La riabilitazione cognitiva consiste nell’apprendimento di strategie utili alla riattivazione delle funzioni residue ed al rallentamento della perdita funzionale dovuta alle patologie al fine di cercare di mantenere un certo livello di autonomia ed efficacia. Essa volge, quindi, a potenziare i domini cognitivi notoriamente deficitarii (capacità di ragionamento, memoria e apprendimento, attenzione, linguaggio, percezione, orientamento spazio-temporale, prassie) in associazione a modelli di addestramento alle abilità sociali.
La riabilitazione permette al paziente di ricordare informazioni, migliorare l’attenzione e la concentrazione, organizzarsi, pianificare le proprie azioni, imparare a gestirsi, affrontare l’apatia, porsi nuovi obiettivi: è utile, quindi, non solo per riattivare e mantenere allenate le funzioni cognitive, ma anche per far acquisire al paziente, in modo corretto e graduale, una nuova consapevolezza di sé ed una rinnovata sicurezza per affrontare meglio la vita quotidiana.
 
Le tecniche di rilassamento sono strategie utili a regolare e gestire gli stati di ansia e di stress. Esse, creando uno stato psicofisico che induce rilassamento fisico e mentale, hanno l’obiettivo di alleviare la tensione emotiva, ristabilire l’equilibrio psicofisiologico, ridurre i livelli di attivazione e, quindi, favorire il benessere dell’individuo. Esse partono dalla concezione che mente e corpo non sono componenti indipendenti, ma strettamente correlate poiché si influenzano reciprocamente. Il rilassamento provoca modificazioni sia a livello fisico (regolarizzazione della frequenza respiratoria e cardiaca, diminuzione della tensione muscolare e della sudorazione, etc.) sia a livello psicologico (maggiore sensazione di calma, distensione e benessere). L’individuo, inoltre, impara ad “ascoltare” e gestire meglio il proprio corpo; di conseguenza, acquisisce una maggiore consapevolezza di se stesso.    La percezione degli eventi come stressanti e le intense reazioni emotive ad essa correlati possono provocare disturbi a carico dell’organismo, le tecniche di rilassamento svolgono perciò un’azione opposta, in quanto favoriscono una sensazione di maggiore calma e tranquillità, che interessa non solo il corpo, ma anche la mente.
Attualmente tali tecniche sono anche utilizzate nei protocolli di Terapia Cognitivo-Comportamentale.

Il Biofeedback
 training, informazione biologica di ritorno, è una pratica terapeutica, studiata dagli anni 60 negli USA da alcuni studiosi ( Miller, Brener, Snyder e Noble) ed è stata associata alle pratiche psicoterapiche comportamentali per promuovere il benessere psicologico, poiché si propone di aiutare il soggetto ad avere consapevolezza del proprio stato di tensione per poi poter apprendere un maggiore controllo sul suo comportamento,potendo così progressivamente incrementare lo stato di rilassamento.
Questo avviene per mezzo di alcuni elettrodi, posizionati sulla cute, che inviano ad un computer le risposte psicofisiologiche legate all’ansia: es riflesso psicogalvanico, la tensione muscolare, la temperatura, il battito cardiaco ecc. La consapevolezza del proprio stato di tensione, tramite questi indicatori, permette l’apprendimento di una loro modulazione e una successiva riduzione della tensione, generale o localizzata in vari distretti
Il biofeedback non è altro che un’ informazione biologica di ritorno, ottenuta attraverso specifiche apparecchiature di registrazione. L’idea dell’informazione biologica di ritorno è la stessa di quando misuriamo il nostro peso su una bilancia. Anche in questo caso, infatti, ci affidiamo ad uno strumento che è capace non solo di quantificare il nostro peso, ma di mostrarci il risultato restituendoci un’informazione che rappresenta una sorta di fotografia istantanea del nostro peso corporeo attuale. L’elemento fondamentale da cui partire per imparare ad esercitare una qualche forma di controllo è proprio il feedback, cioè l’informazione restituita dallo strumento. Il processo di apprendimento e consapevolezza è infatti reso possibile dal monitoraggio momento per momento degli effetti somatici prodotti dai pensieri e dalle emozioni. È un mezzo che associa le tecniche fisiologiche alla psicologia per poter controllare le proprie modificazioni fisiologiche associate alle emozioni , a loro volta legate ai propri pensieri in modo da poter meglio modificarli e condurli ad una condizione di minore stress.Questa metodologia è particolarmente indicata in tutte quelle manifestazioni psicosomatiche in cui il soggetto ha scarsa consapevolezza del proprio stato di tensione che viene poi focalizzato in un organo ( es. cefalea muscolo tensiva, tic, dolori muscolari psicogeni ecc.)
 
L’Analisi Comportamentale Applicata (ABA) (Applied Behavior Analysis ) è l’applicazione dei principi sperimentali della psicologia comportamentale per migliorare comportamenti socialmente significativi, con riduzione di comportamenti disfunzionali e promozione di quelli appropriati.
Analisi perché le decisioni rispetto ad un intervento si basano sull’osservazione e sull’analisi dei dati; Comportamentale perché oggetto di studio sono il comportamento e le sue relazioni con l’ambiente; Applicata perché si usano i principi di base per lo studio dei comportamenti che sono socialmente adattivi per l’individuo. I cambiamenti ottenuti tramite questo metodo sono significativi ed efficaci. Vengono utilizzate procedure che si basano sui principi comportamentali di base e che promuovono la generalizzazione ed il mantenimento dei comportamenti modificati.
Il comportamento che si vuole modificare viene prima osservato e misurato per un certo tempo così da stabilirne la frequenza e la gravità. Sono analizzati gli antecedenti, ossia, gli stimoli ambientali che precedono il comportamento, e le conseguenze dello stesso. Vengono poi utilizzate delle tecniche comportamentali che fanno riferimento alla teoria del condizionamento operante con lo scopo di promuovere l’aumento dei comportamenti positivi e contemporaneamente diminuire quelli negativi. Tali interventi si basano sul principio che il comportamento viene influenzato dalle conseguenze (positive o negative) che riceve; i comportamenti che ottengono conseguenze positive vengono rinforzati e tendono quindi a ripresentarsi, mentre quelli che hanno conseguenze negative tendono ad estinguersi.
L’ABA viene utilizzato prevalentemente nei disturbi dello spettro autistico per attenuare la gravità dei sintomi, permettere l’acquisizione di comportamenti socialmente adattivi e migliorare le aree deficitarie. Esso comunque risulta particolarmente efficace per lavorare su vari comportamenti problema, ad esempio, quelli ripetitivi e stereotipati, oppure comportamenti autolesionisti ed aggressivi.
 
Programmi psicoeducativi:
sono una serie di attività focalizzate sul potenziamento di alcune capacità per gestire meglio le difficoltà di vita, sono attuati anche in gruppo ed hanno una durata molto limitata:
  • Educazione alla resilienza per incrementare la capacità di gestire eventi stressanti
  • Well being therapy per la gestione dello stress
  • Educazione all’assertività per migliorare le capacità relazionali dei soggetti
  • Gestire l’ansia nel parlare in pubblico
  • Affrontare un colloquio di lavoro evidenziando al meglio le proprie capacità
  • Apprendimento di comportamenti alimentari adeguate per confermare i progressi di riduzione del peso dovute ad abitudini alimentari disfunzionali
  • Programmi di supporto alla genitorialità
  • Supporto comportamentale alla didattica e al potenziamento delle capacità mnesiche.