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Per quali disturbi è più indicata la Terapia Cognitivo Comportamentale?

La Terapia Cognitivo Comportamentale è validata scientificamente da un punto di vista sperimentale, anche in studi di raffronto con psicofarmaci. Risulta efficace sia con adulti che con bambini e adolescenti e si può applicare al trattamento individuale, di coppia e di gruppo. Risulta efficace in molti disturbi psicologici: l’ansia, gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, le fobie, la depressione, i disturbi del comportamento alimentare, disturbo di stress post-traumatico, i disturbi del sonno, dipendenza da alcool, droghe, dipendenza affettiva, dipendenza sessuale e da internet, gioco d’azzardo patologico, disfunzioni sessuali, disturbi di personalità e, associata ad un appropriato trattamento farmacologico, il disturbo bipolare e la schizofrenia. Inoltre le tecniche cognitivo comportamentali possono essere utilizzate in caso di difficoltà relazionali in vari contesti (coppia, lavoro, famiglia) e in percorsi di crescita personale volti allo sviluppo dell’autostima, dell’autoefficacia, dell’assertività, delle abilità di problem solving e di fronteggiamento dello stress.

Quanto dura la Terapia Cognitivo Comportamentale?

È un trattamento che prevede una durata limitata nel tempo. I fattori che incidono sulla durata del trattamento sono molti, tra i quali la gravità del problema, la relazione terapeutica e, molto importante, la motivazione personale in quanto la terapia richiede un impegno attivo. In genere si tratta di interventi brevi in quanto la Terapia Cognitivo Comportamentale è orientata allo scopo: si lavora per obiettivi e ci si concentra sul problema chiave. Alcuni clienti rimangono in terapia per un periodo molto breve, ad esempio sei-otto sedute (es. fobie semplici: volo ecc.), mentre in altri casi la terapia può durare alcuni mesi, o meno frequentemente, più di un anno.

Come si svolge il processo terapeutico?

Nella Terapia Cognitivo Comportamentale le prime (due o più) sessioni vengono dedicate alla conoscenza della persona e dei suoi problemi e alla costruzione della relazione terapeutica. In fase di assessment (valutazione) comportamentale e cognitiva si utilizza principalmente il colloquio clinico, ma è probabile che il terapeuta preveda anche test psicodiagnostici per avere ulteriori informazioni. L’assessment (fatto anche tramite un formulario specifico C.B.A.) permette di valutare lo stato emotivo della persona, ricostruire le esperienze salienti della sua vita e definire chiaramente i suoi problemi attuali e i suoi obiettivi. Al termine di questa prima fase il terapeuta formula un piano di trattamento con strategie e obiettivi concreti, raggiungibili e coerenti con le aspettative del paziente. Tale piano viene illustrato e spiegato al paziente fornendo indicazioni chiare sulle tecniche e strategie che verranno utilizzate. Generalmente dopo l’assessment, nelle prime sessioni si procede ad un intervento psicoeducativo con la finalità di chiarire al paziente il suo problema, i meccanismi che lo mantengono e la scelta delle strategie che si utilizzeranno. Nella fase conclusiva della psicoterapia gli sforzi sono volti al consolidamento dei risultati raggiunti e alla prevenzione delle ricadute.

Per chi è adatta la Terapia Cognitivo Comportamentale?

Si tratta di una terapia efficace indipendentemente dall’età o dal sesso, dunque può essere intrapresa da chiunque abbia un livello di motivazione sufficiente ad impegnarsi per un cambiamento significativo nel modo di essere e di affrontare gli eventi della vita.

Quando è opportuno iniziare una psicoterapia?

Quando si vive uno stato di disagio o sofferenza che si prolunga nel tempo e che non sembra potersi risolvere. Quando i tentativi di risolvere la situazione non solo non sortiscono l’effetto sperato, ma conducono a reazioni inadeguate che peggiorano la propria sofferenza e creano disagio anche agli altri. Alcune persone considerano la psicoterapia come una sorta di fallimento, e pensano di dovercela fare da soli, nonostante il problema si trascini da tempo. L’idea di doversela cavare da sé è molto radicata e produce effetti negativi dal momento che non in tutte le situazioni si ha quella obiettività e consapevolezza di sé necessarie per farcela da soli. Inoltre, aspettare nel chiedere aiuto, oltre a far permanere lo stato di disagio, a volte rende il problema più strutturato e più difficile da risolvere. In realtà decidere di chiedere aiuto e intraprendere una psicoterapia denota senso di responsabilità e attenzione verso se stessi, la psicoterapia è un modo per prendersi cura di sé e darsi la possibilità di ritrovare un equilibrio soddisfacente.

E’ previsto l’uso di farmaci?

Non è sempre necessario, ma per alcuni disturbi specifici e in relazione alla loro gravità, la terapia risulta più efficace se associata all’assunzione di farmaci. La terapia farmacologica è sempre prescritta dallo psichiatra, che la controlla a vari tempi per valutarne l’efficacia e tollerabilità. Nel nostro centro lo psichiatra ha anche competenze psicoterapiche cognitivo comportamentali e questo permette una migliore correlazione con l’intervento psicoterapico. È possibile anche richiedere un test farmacogenetico per valutare l’efficacia specifica dei farmaci e l’eventuale interazione con altri farmaci assunti dal soggetto. In generale si assiste ad un potenziamento dell’intervento psicoterapico e/o riabilitativo. Nel lungo periodo il percorso psicoterapico consente un alleggerimento dell’uso dei farmaci proposti. Bisogna precisare che in alcune patologie ricorrenti o di particolare gravità è sempre corretto un mantenimento dei farmaci allo scopo di stabilizzare i risultati conseguiti e prevenire ricadute che poi richiedono interventi più articolati.

Come si svolgono le sedute?

Ogni seduta dura 50-60 minuti. La prima parte generalmente è dedicata al commento dei compiti a casa (homework), che servono a sperimentare quanto affrontato in seduta, e dell’eventuale materiale psicoeducativo fornito dal terapeuta.
Si trattano poi le problematiche del momento, ed eventualmente ciò che è emerso in relazione al lavoro a casa o durante la seduta stessa o le sedute precedenti.

Oltre alla psicoterapia si possono attuare altri tipi di intervento?

Lo psichiatra e/o lo psicologo clinico dopo aver valutato la problematica del paziente potrà consigliare una psicoterapia oppure un supporto psicologico o un intervento psicoeducazionale, ma spesso i tre tipi di intervento non sono separabili. La psicoterapia è finalizzata ad una più profonda consapevolezza di sé e dei propri meccanismi disfunzionali al fine di ottenere un cambiamento duraturo; il supporto psicologico è un intervento focalizzato su una problematica specifica, ed è finalizzato ad orientare e sostenere il paziente nelle sue scelte, a rafforzare i suoi punti di forza; l’intervento psicoeducazionale è volto a fornire informazioni riguardo al funzionamento psicologico delle persone e chiarire la natura e i meccanismi di mantenimento del problema presentato. Altri possibili interventi sono quelli che normalmente si utilizzano nei percorsi di crescita personale come ad esempio quelli volti allo sviluppo dell’intelligenza emotiva e all’acquisizione di tecniche di rilassamento, di uno stile di comunicazione assertiva, di abilità di problem solving e, infine,si possono citare gli interventi finalizzati allo sviluppo dell’autostima e dell’auto efficacia.
Nel caso di problematiche particolarmente complesse o in affiancamento in momenti di particolare necessità, è necessario disporre un percorso riabilitativo psichiatrico con tecniche cognitivo-comportamentali. Tale intervento permette di acquisire o riacquisire abilità o comportamenti particolarmente deficitari. Il Riabilitatore psichiatrico è un professionista che affianca il paziente in situazioni di particolare difficoltà socio-relazionali o ambientale. Interventi di questo tipo sono il Social Skills Traininig o, quando è necessario, un particolare lavoro in ambito cognitivo: il COGPACK, che è una metodologia computerizzata assistita.

Che differenza c’è tra lo psichiatra e lo psicologo e lo psicoterapeuta?

Lo psichiatra è un laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Psichiatria, è orientato a trattare i disturbi mentali da un punto di vista medico e per questo motivo può prescrivere psicofarmaci, mentre lo psicologo è un laureato in psicologia che, a seguito di un percorso quinquennale e dopo l’ iscrizione all’albo, può effettuare colloqui di sostegno, somministrare test, attuare consulenze diagnostiche e psicologiche, ma non può svolgere una terapia per i disturbi psicologici o somministrare ai loro utenti una terapia farmacologica. Lo psicoterapeuta può essere sia uno psicologo che uno psichiatra. Lo Psicoterapeuta è lo specialista che attraverso strumenti clinici (diagnosi, eziologia, pianificazione del trattamento, setting) e attraverso la relazione umana (empatia, ascolto, fiducia, alleanza terapeutica), è in grado di accompagnare la persona in un processo di cambiamento, volto al raggiungimento di un migliore stato di equilibrio. lo Psicoterapeuta ha seguito uno specifico corso di specializzazione quadriennale universitario (es. Psicoterapia cognitivo-comportamentale ecc.)

Che differenza c’è tra lo psichiatra e il neurologo?

Lo psichiatra e il neurologo sono entrambi laureati in medicina, che hanno effettuato tuttavia due scuole di specializzazione diverse. Lo psichiatra è specializzato nella cura delle patologie mentali e del disagio psichico (depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari, ecc), mentre il neurologo è specializzato nella cura di malattie organiche del Sistema Nervoso Centrale e Periferico (cervello, midollo spinale, nervi cranici e spinali, apparato neuromuscolare) e si occupa quindi di pazienti affetti da cefalea, malattie cerebrovascolari, epilessia, morbo di Parkinson, malattie neuromuscolari, demenza, ecc..

Chi è il tecnico di riabilitazione psichiatrica?

Il tecnico di riabilitazione psichiatrica è un professionista sanitario con competenze specialistiche in ambito psichiatrico.
Collabora alla valutazione della disabilità psichica e delle potenzialità del soggetto, analizza i bisogni e le istanze evolutive e rivela le risorse del contesto familiare e socio ambientale della persona. Opera in sinergia con altri professionisti sanitari al fine di sviluppare il massimo livello di autonomie personali e di funzionamento psicosociale e promuove l'acquisizione, da parte del soggetto svantaggiato, dei diritti di cittadinanza.

Cos'è il biofeedback

Il biofeedback training, informazione biologica di ritorno, è una pratica terapeutica, studiata dagli anni 60 negli USA da alcuni studiosi (Miller, Brener, Snyder e Noble) ed è stata associata alle pratiche psicoterapiche comportamentali per promuovere il benessere psicologico, poiché si propone di aiutare il soggetto ad avere consapevolezza del proprio stato di tensione per poi poter apprendere un maggiore controllo sul suo comportamento, potendo così progressivamente incrementare lo stato di rilassamento. Tale pratica terapeutica è particolarmente indicata nei disturbi psicosomatici.