Cyberpsychotherapy, Fobie

Realtà virtuale per la paura di volare

Non esiste, della realtà virtuale (virtual reality, VR), una definizione univoca e ben delimitata, giacché questo termine viene oggi riferito ad una molteplicità di sistemi e di impieghi.
La virtual reality è costituita dall’interazione di vari ambienti che, stimolando le capacità sensoriali di un essere umano attraverso opportune interfacce, riproducono artificialmente situazioni reali.
A livello cognitivo-emotivo l’utente non è più osservatore di un’esperienza, ma protagonista; non è più solo ricettore passivo di informazioni, ma ha la possibilità, con le proprie scelte, di definire l’esperienza soggettiva. Quest’aspetto dell’esperienze è efficace in ambito riabilitativo, dove è necessario che il paziente ri-apprenda modalità di esecuzione e controllo di sequenze comportamentali complesse.
Inoltre, la Realtà Virtuale può essere considerata come un mezzo valido per favorire una positiva alleanza terapeutica o come tecnica di supporto per creare un’atmosfera nella quale il paziente si sentirà stabile e riuscirà, quindi, più facilmente, a gestire le crisi nel corso del trattamento.
Negli ultimi la VR è stata applicata in diversi settori, quali: l’aeronautica, la chirurgia e la medicina riabilitativa.
Il maggior numero di utilizzazioni ha trovato spazio soprattutto nell’ambito delle fobie specifiche, in particolare per il trattamento della paura del volo. Si definisce fobia quando il livello di timore è tale da provocare intense reazioni di ansia al momento di prendere l’aereo, o al solo pensiero di organizzare il viaggio ed è necessariamente accompagnata dall’evitamento di ogni situazione connessa al volo.
Tutto ciò comporta un restringimento dell’autonomia di che ne soffre, anche se inizialmente lo nega, ma col tempo vede accrescersi il disagio sia per la limitazione che si produce sia per il confronto con gli altri che vede maggiormente disinvolti o più pronti a cogliere maggiori.
Il paradigma del controllo è uno degli schemi chiave del disturbo fobico, che si delinea in minori sfumature in chi preferisce viaggiare di notte o in mezzo alle nuvole, piuttosto che di giorno con il cielo sereno, per alcuni la crociera è più tranquillizzante, mentre altri preferiscono la terra sotto di sé, vissuta come un contatto più rassicurante.
In maniera più esasperata rispetto agli altri mezzi di trasporto, quando si viaggia in aereo esiste la convinzione che non vi è controllo sulla propria vita e sulla propria morte, né in condizioni normali, né di pericolo.

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Per il trattamento di questa fobia, vi sono eccellenti approcci cognitivo-comportamentali, molti dei quali includono l’esposizione. Ciò a cui mira quest’ultimo trattamento è l’abituazione, ossia la presentazione ripetuta della situazione o dell’oggetto, causa di ansia, in maniera controllata, fino a che il paziente non mostrerà una riduzione dell’ansia stessa. Risulterà quindi chiara la difficoltà di trattare la fobia del volo con esposizione in vivo, poiché non sarà possibile controllare, prolungare ed eventualmente ripetere l’esposizione agli stimoli ansiogeni legati al volo. Per questo motivo i clinici hanno sperimentato un metodo alternativo: l’esposizione tramite realtà virtuale (Virtual Reality Exposure, VRE).
La VRE colloca il paziente in un ambiente virtuale, comunemente presentato attraverso un casco (Head-mounted-display, HMD) con cuffie e schermi che forniscono una prospettiva in prima persona. Vi sono inoltre dei dispositivi di monitoraggio del corpo all’interno dell’HMD che rispondono ai movimenti del soggetto in tempi reali.
I risultati di alcuni studi randomizzati indicano che la VRE presenta numerosi vantaggi, infatti, a differenza dell’esposizione in vivo, il terapeuta può selezionare gli stimoli da somministrare facendo sperimentare all’utente prove che gli consentano risultati positivi, maanche difficoltà, sfide e occasionali fallimenti. Inoltre è possibile garantire la privacy del paziente, conducendo il trattamento all’interno dello studio, evitando così i luoghi pubblici dove è più facile la possibilità di manifestare pubblicamente l’ansia.

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Claudia Tonelli

Claudia Tonelli

Dott.ssa Claudia Tonelli, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica